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5 segnali che il tuo sito ti fa perdere clienti

Orari introvabili, pagine lente, numero che non si tocca: 5 segnali che il sito allontana clienti, con un test da 2 minuti per ognuno.

Simone Dattola6 min di lettura

5 segnali che il tuo sito ti fa perdere clienti

Venerdì, 19:10. Marco è in macchina sotto casa e vuole prenotare per quattro. Cerca la trattoria che gli hanno consigliato e apre il sito dal telefono. Parte un video, poi un banner. Il numero è in fondo alla pagina, scritto piccolo, e quando lo tocca non succede niente. Torna su Google e chiama il locale accanto. Prenotato.

La trattoria non saprà mai di averlo perso. Nessuno ti scrive per dirti che se n'è andato: chiude la pagina e basta.

Per questo abbiamo messo in fila i 5 segnali che controlliamo per primi quando guardiamo il sito di un ristorante, di un parrucchiere, di un negozio o di uno studio. Per ognuno c'è un test da fare con il telefono in mano, in un paio di minuti. Non ti serve sapere niente di tecnico.

1. Da telefono è una fatica

Il sito l'hai visto al computer, e lì era bello. Ma chi ti cerca di solito non è al computer: è in pausa pranzo, in coda alla posta, sul divano. Sul telefono lo stesso sito diventa una pagina minuscola. Per leggere l'orario devi allargare con due dita, e il listino è un PDF che si apre in un'altra app.

Fai questa prova. Prendi il telefono con una mano sola e apri il tuo sito. Cerca tre cose: cosa fai, quando sei aperto, come ti si contatta. Se a metà hai dovuto zoomare, scorrere di lato o tornare indietro, il segnale c'è.

Non serve rifare tutto per partire. Quelle tre informazioni vanno nella prima schermata, con un testo che si legge senza zoom. I bottoni devono essere grandi abbastanza per un pollice. Il listino o il menu devono essere testo nella pagina, non un PDF da scaricare.

2. Ci mette troppo a caricarsi

La foto della sala in home l'hai caricata così com'era uscita dalla macchina fotografica. Sul wifi di casa non te ne accorgi. In stazione, con il 4G che va e viene, la pagina resta bianca. E il cliente ha già il dito sul tasto «indietro».

Qui un numero c'è, ed è di Google: per un'esperienza buona, il contenuto principale della pagina dovrebbe comparire entro 2,5 secondi dall'inizio del caricamento (Google Search Central, «Core Web Vitals»). Si chiama LCP, Largest Contentful Paint.

Misurarlo è gratis. Vai su pagespeed.web.dev, incolla l'indirizzo del sito e guarda la scheda per i dispositivi mobili. Lascia stare il voto e cerca la voce «Largest Contentful Paint». Verde va bene, arancione o rosso no.

Di solito il colpevole è uno di tre:

  • immagini troppo pesanti, la causa più comune e la più facile da sistemare;
  • widget accumulati negli anni, come la chat che nessuno usa, il feed di Instagram o il popup della newsletter;
  • un hosting economico che regge male.

Comincia dall'immagine più grande della home. Spesso basta quella per vedere la differenza.

3. Non si capisce cosa fai, né dove

«La tua bellezza, la nostra passione.» Sopra c'è una foto presa da una banca d'immagini. È il titolo di decine di saloni, e non dice niente: non dice cosa fai, dove sei, né perché dovrei scegliere te.

Chi arriva sul tuo sito decide in fretta se restare. Nielsen Norman Group ha analizzato una ricerca di Microsoft su miliardi di visite: i primi 10 secondi sono quelli decisivi per restare o lasciare una pagina (NN/g, «How Long Do Users Stay on Web Pages?»). Hai pochi secondi, e il titolo deve bastare.

Per capire se basta, chiedi aiuto a qualcuno che non conosce bene il tuo lavoro. Un amico, un cugino, il vicino di negozio va bene.

Il test dei 5 secondi: mostra la prima schermata, conta fino a cinque, chiudi e chiedi cosa fai, dove sei e come ti si contatta

Se esita anche su una sola delle tre domande, riscrivi il titolo. La formula è semplice: cosa fai, dove, e cosa può fare adesso chi legge. Usa le parole che userebbe il tuo cliente, non quelle che metteresti in una brochure.

Prima e dopo: da «La tua bellezza, la nostra passione» a «Parrucchiere a Castellanza. Taglio e colore, anche il sabato» con il tasto Prenota su WhatsApp

E il nome della zona scrivilo nella prima schermata, non solo nel footer.

4. Orari e prezzi non aggiornati

A Ferragosto hai chiuso per due settimane. L'hai scritto su Instagram e sul cartello in vetrina. Il sito invece dice ancora «aperto dal martedì al sabato». Una cliente arriva, trova la saracinesca abbassata e non si arrabbia nemmeno. Semplicemente, la prossima volta va da un'altra parte.

Con i prezzi è più sottile. Sul sito il taglio costa 18 €, in negozio 22 € da un anno. Nessuno protesta, ma il cliente pensa che qualcosa non torni.

Il test richiede tre schede aperte sul telefono: il tuo sito, la tua scheda su Google e il profilo Instagram. Confronta orari, indirizzo e telefono riga per riga. Devono essere identici, compresi i giorni di chiusura.

La soluzione è più un'abitudine che un lavoro tecnico. Scegli un posto da aggiornare per primo, per esempio la scheda Google, e da lì copia sugli altri nello stesso momento. Per le feste e le chiusure brevi, Google ha gli «orari speciali», che valgono fino a 6 giorni consecutivi. Oltre una settimana, la scheda va segnata come «Chiusa temporaneamente» (Guida di Profilo dell'attività su Google). Sul sito, accanto al listino, aggiungi «aggiornato a ottobre 2026». È una riga, e chi legge ti crede di più.

5. Contattarti è complicato

È il segnale che costa di più, perché il cliente ha già deciso: vuole te. Poi trova il numero scritto dentro un'immagine, quindi non si può toccare. Oppure un modulo di nove campi che chiede anche «come ci hai conosciuto». Oppure WhatsApp, ma solo in fondo alla pagina Contatti, dentro il menu.

Il test si fa partendo dalla home: conta i tocchi che ti servono per chiamarti o scriverti. Uno è perfetto. Se ne servono più di due, qualcuno si perde per strada.

Due telefoni a confronto: a sinistra il numero è nascosto in fondo alla pagina, a destra il tasto Chiama è sempre in vista

Le correzioni sono tre, e sono piccole:

  1. Il numero deve essere un collegamento: lo tocchi e parte la chiamata. Lo stesso vale per WhatsApp, con un bottone che apre direttamente la chat.
  2. Il modulo chiede solo quello che ti serve per rispondere: nome, telefono o email, e il messaggio. Il resto lo chiedi dopo, quando vi sentite.
  3. Su telefono, il contatto resta sempre a portata di pollice: per esempio una barra in basso con «Chiama» e «WhatsApp», che non copre i contenuti.

Ne hai trovato più di uno?

È normale, e non vuol dire che devi rifare tutto da capo. Spesso bastano pochi interventi nel punto giusto: un titolo più chiaro, una foto più leggera, un numero che si può toccare. Se invece i segnali sono quattro o cinque insieme, allora conviene ripensare il sito partendo da come lo usano i tuoi clienti.

Salva questa pagina e rifai il giro tra un mese. Ecco la versione corta:

  • Da telefono, orari e numero si leggono senza zoom.
  • La home compare entro 2,5 secondi, cioè LCP in verde su PageSpeed.
  • Un amico capisce in 5 secondi cosa fai e dove.
  • Orari, indirizzo e telefono sono uguali su sito, Google e social.
  • Ti chiamano o ti scrivono con un tocco dalla home.

Checklist in 5 righe: telefono, velocità, chiarezza, orari, contatti

Se preferisci che ci guardiamo noi, mandaci il link del tuo sito dalla pagina Analisi gratuita. Lo controlliamo su questi cinque punti e ti diciamo da cosa partiremmo. Ti risponde uno di noi tre, Simone, Leo o Damiano, e non ti chiediamo nessun impegno.

Se vuoi la versione veloce da salvare, i 5 segnali sono anche nel nostro carosello su Instagram.

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